Agenda 2030, l’Italia è in grave ritardo sullo sviluppo sostenibile

L’Italia rischia di perdere la sfida dello sviluppo sostenibile, ovvero quella declinata nei 17 obiettivi dell’Agenda 2030. Anche negli ambiti in cui si registrano miglioramenti sarà impossibile rispettare gli impegni presi dal nostro Paese il 25 settembre del 2015 all’Assemblea Generale dell’Onu. A meno che non intervenga immediatamente con azioni concrete e coordinate. Serve dunque un urgente cambio di passo. “Si sono già persi tre anni per dotarsi di una governance che orienti le politiche allo sviluppo sostenibile – sottolinea il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini -. Il 2030 è dietro l’angolo e molti obiettivi vanno raggiunti entro il 2020 “.

Tra il 2010 e il 2016 l’Italia è peggiorata in cinque aree

Dal Rapporto dell’ASviS 2018 sullo stato di avanzamento dell’Italia e dei suoi territori verso i 17 Obiettivi emerge infatti che tra il 2010 e il 2016 il nostro paese è peggiorato in cinque aree: povertà (Goal 1), condizione economica e occupazionale (Goal 8), disuguaglianze (Goal 10), condizioni delle città (Goal 11), ed ecosistema terrestre (Goal 15). Per quattro obiettivi la situazione è rimasta invariata: acqua e strutture igienico-sanitarie (Goal 6), sistema energetico (Goal 7), condizione dei mari (Goal 14) e qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide (Goal 16). Segni di miglioramento invece per alimentazione e agricoltura sostenibile (Goal 2), salute (Goal 3), educazione (Goal 4), uguaglianza di genere (Goal 5), innovazione (Goal 9), modelli sostenibili di produzione e di consumo (Goal 12), lotta al cambiamento climatico (Goal 13), cooperazione internazionale (Goal 17), riferisce Adnkronos.

Un messaggio di forte preoccupazione

“Il messaggio che emerge dal Rapporto 2018 – sottolinea il presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini – è di forte preoccupazione per i ritardi accumulati dalla politica”. Tuttavia, il Rapporto è anche portatore di speranza, perché dà conto delle iniziative di numerosi soggetti economici e sociali che “stanno cambiando i modelli di business, di produzione, di consumo, di comportamento, con evidenti benefici, anche economici”, aggiunge Stefanini.

Il Rapporto, infatti, segnala l’avvio di programmi educativi nelle scuole e nelle università sullo sviluppo sostenibile, di iniziative finalizzate a coinvolgere imprese, comunità locali e persone singole sulle diverse questioni dell’Agenda 2030.

Manca una visione coordinata per costruire un futuro equo e sostenibile

“Ciò che manca – aggiunge il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini – è una visione coordinata delle politiche per costruire un futuro dell’Italia equo e sostenibile”. In particolare, l’ASviS ribadisce l’urgenza di introdurre lo sviluppo sostenibile tra i principi fondamentali della Costituzione, attivare a Palazzo Chigi la Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile, e dotare la Legge di Bilancio di un rapporto sull’impatto atteso sui 12 indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) entrati nella programmazione finanziaria.

Ma anche predisporre linee guida per le PA affinché applichino standard ambientali e organizzativi che contribuiscano al raggiungimento degli SDGs.