Instagram, arrivano i nuovi hashtag. Ecco come cambia la ricerca

E’ il social che negli ultimi tempi ha messo a segno i maggiori tassi di crescita e di gradimento. Piace, e tanto, anche alle aziende, per le grandi possibilità di advertising e comunicazione che offre. Ovvio che, con un simile potenziale e un bacino di utenti che solo in Italia si aggira sugli otto milioni di persone al giorno, il social nato inizialmente per condividere foto (e successivamente video) sia ormai grande e pronto a sperimentare nuove formule.

Rivoluzione hashtag

La paternità dell’hashtag, il simbolino con il #, si deve a Twitter. Ma dai cinguettii il celebre cancelletto è poi è emigrato anche negli altri social network. Di fatto, serve per “etichettare” un determinato argomento, un tema, una conversazione. E ora su Instagram gli hasthag avranno una funzione tutta nuova, e sono collegati al tasto “Segui” normalmente utilizzato per le Stories e i profili.

Cosa cambia rispetto al passato?

Adesso con il tasto Segui diventa possibile seguire, appunto, gli hashtag di nostro interesse. Non sarà quindi più necessario seguire un determinato account, ma si potrà fare una ricerca per “etichette”, ovvero per argomenti, che verranno proposti all’utente in maniera chiara e organizzata. Gli utilizzatori sono così svincolati dal dover seguire un determinato account, e potranno informarsi o curiosare semplicemente ricercando i temi di loro interesse. Per Instagram, si tratta di una piccola rivoluzione: sarà infatti il contenuto, l’argomento, il vero protagonista dell’esperienza. Si potrà perciò diventare follower non solo di un profilo, ma anche di un’etichetta. Se si è appassionati di design, sarà sufficiente seguire l’hashtag #design, così come se si è patiti di pallacanestro #basket.

Le opportunità per le aziende smart

Con questa novità, le opportunità per i vari brand di promuoversi e di farsi conoscere cambiano prospettiva. E’ evidente che occorrerà una politica attenta e mirata per creare degli hashtag corretti e puntuali collegati ai vari post, così da farsi trovare e seguire. Ancora, Instagram ha annunciato che i contenuti verranno organizzati in maniera organica, sulla base delle tendenze e delle preferenze espresse, così da non “intasare” la home di immagini legate agli #.

In arrivo la condivisione su WhatsApp?

Sembrerebbe in arrivo anche la possibilità di condividere i post di Instagram anche su WhatsApp. A oggi, da Instagram si può già condividere i propri contenuti su Facebook e anche su Twitter. In effetti, il percorso sembrerebbe tutto sommato naturale, visto che sia Instagram sia WhatsApp fanno parte dello stesso gruppo (Facebook Inc.).


Gli italiani continuano a sognare il posto fisso

In un’epoca smart, dove smart e flessibili devono essere anche e soprattutto le persone, il posto fisso continua a rimanere un mito. Un po’ come Checco Zalone nel suo ultimo film, l’italiano medio sogna una scrivania o un cartellino che sia… per tutta la vita. Lo rivela il 14o Rapporto Censis – Ucsi sulla comunicazione intitolato ‘I media e il nuovo immaginario collettivo’.

Oltre al dato singolare sul posto fisso, l’analisi mette in luce diversi comportamenti dei nostri connazionali, specie sul web. Ecco alcuni degli aspetto più interessanti del rapporto.

Italiani iperconnessi e preoccupati per le fake news

In contemporanea con l’aumento del numero di italiani che naviga in internet (il 75% della popolazione, +1,5% rispetto al 2016), cresce anche il rischio di incappare e farsi abbindolare dalle fake news. La metà dei navigatori del Belpaese, il 52,7%, ha infatti dato credito, almeno qualche volta, alle notizie false in rete. Per 3/4 degli italiani (77,8%) le fake news sono un fenomeno pericoloso perché “inquinano il dibattito politico e fanno crescere il populismo”.

Miti contemporanei

Come racconta il rapporto del Censis, gli italiani oscillano tra tradizione e modernità. In cima alla lista dei miti della contemporaneità si conferma ancora il posto fisso. Seguono, fra gli altri, social network (28,3%), casa di proprietà (26,2%), gli smartphone (25,7%) e la cura del corpo (22,7%). Tra gli altri, più indietro, un buon titolo di studio (14,4%). Il mezzo che ancora più influenza l’immaginario è la televisione (28,5%), poi social network (27,1%), internet (26,6%), i giornali (8%), la radio (4,6%), i libri (3,2%) e ultimo il cinema (2,1%).

Le App cambiano comportamenti a abitudini della popolazione

Le innovazioni digitali hanno un forte riverbero sui comportamenti quotidiani e hanno in parte mutato le abitudini degli italiani. Ad esempio, il 39,7% degli utenti di internet controlla il proprio conto corrente grazie all’home banking (circa 15 milioni di persone) e il 37,7% fa shopping in rete. Ci sono però aspetti che continuano a rimanere ancorati al passato: ai nostri connazionali non piace prenotare le visite mediche in rete (lo fa solo l’8%), così come non decolla – almeno fino ad ora – il rapporto digitale fra cittadini e Pubblica amministrazione (fermo al 14,9%).

Smartphone, il compagno preferito dai più giovani

Il rapporto del Censis rivela che tra i giovani (14-29 anni) la quota di utenti della rete arriva al 90,5%, quasi la totalità della popolazione. Diversa la penetrazione del mezzo tra le persone più anziane (65-80 anni), dove si ferma al 38,3%. Altro dato interessante è che gli smartphone sono utilizzati dall’89,3% dei ragazzi mentre solo dal 27,6% dei senior.


Italiani, in cucina proprio no: aumentano del +2,2% i take away

Chi l’ha detto che gli italiani sono un popolo di cuochi appassionati? Pare proprio che il binomio classico italiano-cucina stia scricchiolando un po’. Alleno così dicono i dati di mercato: sono infatti aumentate del del 2,2% le imprese che producono piatti pronti, precotti e take away, portando a 37.040 le attività del settore in Italia attive nel 2017, contro le 36.253 del 2016. Questa tipologia di impresa pesa per il 38,1% sul totale di quelle del settore alimentare nazionale.

Lombardi poco ai fornelli

La crescita viene confermata dalla Lombardia, che concentra il 15,4% delle aziende di piatti pronti e take away a livello nazionale e aumenta del 2,2% in un anno raggiungendo nel 2017 le 5.702 imprese attive. Roma è prima con 2.949 attività (+3,7%), seguita da Milano con 1.807 (+3%) e Torino con 1.515 (+1,7%). Lo rivela un’indagine della Camera di Commercio di Milano, elaborata su dati del registro imprese riferite sia al primo trimestre 2017 sia allo stesso periodo del 2016.

Un settore che cresce in tutto il paese

In generale è tutto il sistema alimentare italiano, e quello lombardo non fa eccezione, a crescere: +1% in un anno, superando le 97 mila imprese in Italia e sfiorando le 12 mila in Regione. Roma e Napoli guidano la classifica italiana con quasi 5.100 imprese ciascuna (5,2% del totale italiano), seguite da Milano (3.493, 3,6%) e Torino (3.167, 3,3%). In Lombardia, dopo Milano, vengono Brescia (1.674 imprese) e Bergamo (1.369). Tra i settori più ampi, considerando i valori assoluti, spiccano i dati relativi alle imprese che producono pasti da asporto con 35.477 attività in Italia e 5.494 in Lombardia, i produttori di pane e prodotti di pasticceria (29.417 italiani e 3.325 lombardi) e i produttori di paste alimentari e cous cous (4.898 e 366).

Quante specialità

Ovviamente, anche in questo caso vale il detto regione che vai specialità che trovi. Tra le principali eccellenze delle regioni italiane, la Campania è prima nella lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi (20% circa nazionale tra i vari settori) e nella produzione di cacao, cioccolato, caramelle e confetterie (21,3%). L’Emilia Romagna è in pole position per produzione di prodotti a base di carne (27,3%), la Sicilia nella lavorazione e conservazione di pesce, crostacei e molluschi (22%), la Puglia nella produzione di vini (17,2%). La Lombardia, infine, conquista il podio  nella produzione di margarina e di grassi commestibili simili (43%), bevande analcoliche e acque (15,6%) e produzione di piatti pronti (15% circa tra i vari settori).